Consolidamento e integrazione viste da Fiera Milano

Pubblicato: 3 settembre 2010 in Articoli-Interviste
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Di seguito una mia recente intervista al Direttore Infrastrutture e Servizi ICT del Gruppo Fiera Milano. Fiera Milano SpA, pubblicata sull’ultimo numero di CBR Italy.

Abbiamo coinvolto per la nostra indagine sul tema del consolidamento e dell’integrazione Giuseppe Ingletti, Direttore Infrastrutture e Servizi ICT del Gruppo Fiera Milano. Fiera Milano SpA rappresenta oggi il maggior operatore fieristico italiano e uno tra i maggiori al mondo ed è quotata sul Mercato Telematico Azionario di Borsa Italiana (segmento STAR). Fiera Milano SpA è alla guida di un gruppo di società che operano nelle aree di business della gestione di spazi espositivi ed erogazione dei servizi espositivi di base, nell’erogazione di altri servizi a valore aggiunto e, infine, nell’organizzazione di fiere e congressi. Fiera Milano vanta un portafoglio di mostre professionali unico per qualità e varietà degli eventi. Ospita una settantina di manifestazioni all’anno, di cui circa un terzo direttamente organizzate, con 30.000 aziende espositrici e può contare su strutture espositive ai vertici assoluti del mercato fieristico internazionale. In particolare il suo nuovo centro espositivo, denominato fieramilano e realizzato con un investimento di 755 milioni di euro da Fondazione Fiera Milano, si colloca ai primissimi posti al mondo per qualità degli spazi, tecnologia, logistica e dimensioni (345 mila metri quadrati lordi coperti, 60 mila all’aperto).
Il nuovo quartiere si affianca al quartiere “storico” in città, ridenominato fieramilanocity. Terzo grande plus di Fiera Milano è il MIC-Milano Convention Centre, centro congressuale leader in Italia che, a seguito dei lavori di ampliamento, dal 2011 diventerà il centro congressi più grande d’Europa per l’elevata capacità (sarà infatti in grado di ospitare 18mila delegati) e per la flessibilità degli spazi. Fiera Milano SpA è tutto questo: oggi più che mai una ricchezza per il Paese e un supporto insostituibile al rilancio dello sviluppo economico e della internazionalizzazione delle imprese.
In questo scenario chiediamo al nostro ospite come viene affrontato il tema della modernizzazione delle applicazioni. “La gestione delle applicazioni e dei sistemi è articolata logicamente in tre filoni” esordisce Giuseppe Ingletti. “Il primo riguarda le commodities (prodotti e servizi standard) e, dal momento che sono presenti piani di rinnovamento/adeguamento periodici delle dotazioni (HW-SW), siamo in presenza di un approccio abbastanza automatico coerente con le evoluzioni del mercato, sebbene senza sperimentazioni e fughe in avanti. Il secondo ‘filone’ – prosegue Ingletti – è quello che produce sostanzialmente progetti in risposta agli utenti che manifestano specifiche esigenze. Queste esigenze vengono filtrate da un team di Client Manager, che in precedenza venivano chiamati Project Leader e che di fatto sono dei Senior Business Analyst con capacità da Project Manager. Sono Client Manager nella misura in cui gestiscono la relazione con il cliente interno o esterno, ma diventano Project Leader/Manager quando si rivolgono alle factory, interne o esterne, e ordinano quello di cui hanno bisogno, negoziano, controllano, collaudano e portano in produzione. All’interno di questo filone si collocano la maggioranza degli sviluppi applicativi (evolutivi). I Client Manager sono strutturati secondo una logica matriciale per rispondere contemporaneamente sia alle sollecitazioni provenienti dalle funzioni aziendali che alle esigenze di processo più trasversali. In questo ambito la guida per la ‘modernizzazione’ applicativa è sempre guidata da un’esigenza di nuove funzionalità per i clienti interni e/o da un recupero di efficacia-efficienza. Il terzo filone – continua Ingletti – riguarda i sistemi/servizi che vengono venduti all’esterno e/o che producono revenue, in questo caso le operazioni sono molto più personalizzate. Il processo di valutazione è simile al precedente, ma il ruolo interno è alimentato anche da un’unità di Product Marketing e in questo caso l’azienda (funzione ICT) è di fatto assimilabile ad una società di servizi ICT che opera secondo le regole del mercato aperto, e non più a una ICT che serve la struttura. Questa modalità di operare richiede una forte competenza di marketing e vendita. Non è infatti presente la figura del Demand Manager ‘classico’, ma quella di un vero e proprio venditore con relativa struttura tecnica di pre-sales, che oltre a interagire col Cliente parla con la factory per costruire il portafoglio prodotti-servizi, per rinnovarlo, potenziarlo e definire le logiche di pricing, mentre, in parallelo e simbiosi, opera il Product Marketing che rileva le dinamiche del mercato di riferimento (clienti e fornitori) e indirizza/promuove lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi”.
Quindi un’altra area guidata dall’opportunità di profitto? “Sì – sottolinea Ingletti. – Anche in quest’area la ‘modernizzazione’ è guidata dall’opportunità di sviluppare una migliore redditività e/o un miglior profitto, inoltre in questo specifico ambito siamo molto più sensibili nel valutare la costruzione di partnership con gli operatori più ‘frizzanti’ del mercato e soprattutto nel condividere modelli di investimento e gestione che ci permettono di sfruttare le migliori nuove idee”.
Proviamo ora a sondare con Ingletti quale organizzazione è stata implementata all’interno dell’azienda per applicare con successo strategie d’integrazione e consolidamento. “Innanzi tutto – illustra Ingletti – la struttura che gestisce i sistemi informatici è stata recentemente riorganizzata, al fine di beneficiare delle sinergie derivanti da un’integrazione di tutte le funzioni precedentemente presenti nel Gruppo Fiera, unificando sotto la stessa responsabilità sia i sistemi di business che quelli di struttura, sebbene siano state mantenute alcune strutture specializzate e alcuni modelli peculiari per meglio affrontare le sfide e soddisfare le esigenze dei clienti, riguardo il demand ed il product management, come meglio illustrato sopra. Esiste poi una struttura di delivery interna che collabora con le ‘factory’ esterne, in un modello ibrido di sourcing dove le scelte e le allocazioni dei progetti e delle attività sono in funzione dei tempi di go-live richiesti e della disponibilità di capacità, conoscenze e competenze. L’integrazione delle applicazioni si avvale di meccanismi di interscambio basati sui web-service, mentre il consolidamento dei sistemi converge verso alcuni concentratori primari che sono situati in diversi site in base alla disponibilità delle abilità di gestione e della convenienza economica”.
Vediamo quindi che tipologia di integrazioni sono state recentemente implementate presso Fiera Milano e che difficoltà, nel caso, si sono incontrate. “L’ultima operazione di integrazione – spiega Ingletti – è tutt’ora in corso; infatti a partire dalla fine dello scorso anno abbiamo ampliato i servizi resi disponibili al Gruppo, procedendo al consolidamento di tutti i servizi informatici e telematici presenti in quattro società del gruppo che sono state unificate per meglio competere nei rispettivi business. In questo contesto stiamo provvedendo all’identificazione delle migliori soluzioni applicative, tecniche e funzionali per soddisfare i nuovi obiettivi, avvalendovi di tutte le opportunità di sinergia e ottimizzazione derivanti dai sistemi e dai modelli di gestione esistenti”.
Tentiamo di capire, in questo scenario, che importanza riveste il ruolo di supporto dei fornitori e dei system integrator. “Il ruolo richiesto ai nostri fornitori e partner – evidenzia Ingletti – è sempre di rilievo, sia quando cerchiamo una soluzione di sourcing all’altezza delle esigenze che devono essere soddisfatte, sia quando indaghiamo sulle soluzioni più innovative e/o funzionali al nostro business, siano esse tecniche, contrattuali o commerciali. Infatti tale processo di osservazione e valutazione è permanente nella nostra organizzazione, anche in virtù della nostra posizione privilegiata per leggere i movimenti del mercato”. Interessante sondare anche come viene affrontato il tema del TCO e delle valutazioni economiche applicate ai progetti di consolidamento e integrazione affrontate in azienda. “La risposta è semplice, al limite della banalità – dice Ingletti. – Infatti qualsiasi intervento, progetto o attività che affrontiamo, deve essere preventivamente valutato in termini di costo-beneficio, e tali effetti si devono assolutamente manifestare positivamente nell’efficacia del risultato di business o nell’efficienza del processo impattato”.
Ma quali sono i progetti futuri di Fiera Milano nell’ambito del consolidamento e dell’integrazione (web service, EAI, ecc.)? “I prossimi passi nei nostri piani – espone Ingletti – riguardano una maggiore integrazione nei nostri processi di tutti i nostri clienti e fornitori. Già oggi le soluzioni in produzione permettono una proficua collaborazione tra noi e i nostri partner in alcuni specifici ambiti. Anche i nostri clienti primari hanno accesso ai nostri sistemi nella logica di una catena del valore ‘estesa’; ma riteniamo che tale integrazione debba essere ulteriormente ampliata, inserendo nei processi tutti gli attori del nostro ecosistema. Proseguono inoltre tutte le operazioni di consolidamento delle applicazioni e delle informazioni, in convergenza su alcune infrastrutture di gruppo che permettono la gestione virtualizzata dei servizi informatici aziendali, unitamente all’eliminazione anche degli ultimi server fisici non specializzati”.

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