Il Business Process Management secondo Mediamarket

Pubblicato: 14 giugno 2010 in Articoli-Interviste
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Sul tema del Business Process Management ho incontrato qualche settimana fa Maurizio Besurga, Direttore Sistemi Informativi di Mediamarket S.p.A. Pazienza e sperimentazione la sua ricetta… Il pezzo è uscito su CBR Italy.

Maurizio Besurga, Mediamarket

Maurizio Besurga è un  manager deciso e al contempo equilibrato.  La sua determinazione e pragmatismo traspare dal modo in cui si occupa di informatica e da come gestisce la propria struttura ICT in Mediamarket S.p.A.  Società italiana del gruppo MEDIAMARKT Saturn Holding GmbH, a sua volta appartenente al gruppo tedesco METRO AG, Mediamarket è la prima catena di elettronica di consumo in Europa con oltre 760 megastore distribuiti in 16 paesi europei. In Italia l’azienda è leader nel mercato dell’elettronica di consumo con i marchi Media World, Saturn e Media World Compra On Line.

Quando lo incontriamo ci ricorda che lo scorso dicembre 2009 è stato aperto il 100° megastore a Palermo. Il fatturato annuo è previsto oltre quota 2 miliardi e la struttura consta di circa 8000 addetti.

La struttura ICT – In una realtà così articolata ci interessa inizialmente capire da lui come è organizzata la sua direzione. Ci spiega che la direzione ICT si avvale di circa sessanta specialisti; si articola su tre divisioni: la prima si occupa di tecnologie (infrastruttura e telecomunicazioni), la seconda di applicazioni (analisi, sviluppo e manutenzione sw), e la terza di Help Desk & support (help desk centrale e regionale). Vi sono poi anche due funzioni di staff (segreteria e controllo di gestione, project & demand management). Il budget attuale è pari allo 0,7% del fatturato, include tutte le spese aziendali in tema di ICT (dai materiali di consumo alle infrastrutture passando per consulenze, pacchetti applicativi e servizi vari) e nello scorso 2009 è stato speso per oltre il 35% in progetti di innovazione.

L’utopia del BPM? – Secondo  Maurizio Besurga parlare di BPM e discorrere del “Regno di Utopia” è praticamente la stessa cosa: soggetto esoterico per addetti ai lavori tanto quanto la filosofia lo è per i filosofi (“almeno da noi… poveri retailers…”, commenta con un sorriso il manager). “Battute a parte – sottolinea Besurga –  è veramente difficile, in un contesto eterogeneo come il nostro, identificare delle vere soluzioni di BPM:  generiamo diversi indicatori da diverse applicazioni a supporto del business e da punti diversi del business stesso ne vengono generati altri che vengono diversamente considerati”.

Su questo tema proviamo a sondare cosa pensa Mediamarket dell’introduzione di KPI e tools a supporto della propria struttura.

“Certamente – ci spiega Besurga –  l’adozione di alcuni tools di tipo ESB ha portato e porta continuamente vantaggi ai processi aziendali, integrandoli in maniera trasparente e rendendo visibili i risultati ai vari manager interessati (oltre che ai loro collaboratori) in tempi sempre più vicini al real-time; in ugual misura l’utilizzo di tecniche avanzate di BI quali mining, clustering e profiling contribuisce in maniera determinante ad identificare e correlare informazioni (pur non chiamandosi BPM…)”.

Chiediamo a questo punto al nostro ospite quanto siano di supporto secondo lui gli strumenti di workflow management e process mapping & design.

“Ovviamente – ci risponde il Direttore Sistemi Informativi di, Mediamarket  – gli strumenti di workflow management aiutano moltissimo (si pensi alla gestione del personale, note spese e trasferte, autorizzazioni varie), ma sono spesso annegati nelle suites applicative (pensiamo alla gestione delle autorizzazioni alle emissioni d’ordine nei flussi SCM) e quindi difficilmente enucleabili quale strumento a se stante. Diverso il discorso per gli strumenti di process mapping & design che possono realmente contribuire allo snellimento e documentazione di processi (in ambito IT fanno risparmiare mesi se non anni uomo) ma che spesso, sono appannaggio di pochi eletti quasi mai al posto (organizzativamente…) giusto. Diverso è il quadro in quelle aziende che usano sistemi ERP integrati i quali offrono al fornitore di soluzioni BPM, una via d’accesso ai dati uniforme e indicatori spesso anche omogenei ( si pensi ai settori industriali produttivi) oltre ad una cultura di processo ben più radicata che nel retail; inoltre nel retail il parco applicativo è ben più eterogeneo e artigianale, quindi di difficile integrazione. Il tutto contribuisce, almeno nel settore in cui opero, a rendere la vita molto difficile ai fornitori i quali si trovano a tentare di vendere un’applicazione senza controllarne totalmente i razionali.”

In chiusura proviamo a capire se esistono in questo panorama così articolato, secondo l’esperienza acquisita da Mediamarket, altri ostacoli per i fornitori.

“Un’altra difficoltà in effetti sussiste – conclude Besurga –  ed è relativa alla determinazione del ROI; in un’epoca dove il management chiede sempre più insistentemente ritorni tangibili e incremento del valore (e giustamente…) questo tipo di applicazioni trova ritorni effettivi e misurabili “solo” in termini di efficientamento dei processi e razionalizzazione dei costi. Ciò detto ritengo che il settore retail in particolare possa beneficiare di questo tipo di applicazioni a patto di poter sperimentare con pazienza e con il supporto delle linee di business”.

Luigi Pachì

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commenti
  1. alenuvoloni ha detto:

    Buonasera dott. Pachì, credo sia davvero molto interessante il suo articolo-intervista. Interessante soprattutto per il tempo che è passato (è un articolo del 2010). Quanti passi in avanti si sono fatti sul fronte della gestione dei processi aziendali (o BPM se vogliamo esser più tecnici e meno alla portata dei poveri retailer). Grazie ai progressi di questi ultimi anni effettuati da tecnologie, connettività e sistemi software per la gestione dei processi, è possibile realizzare le stesse attività qui descritte con una infrastruttura ICT molto più snella. Ma soprattutto, oggi, nel 2014, il BPM non è più un’utopia.

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